la "CARTA ETICA ACKTI" - ACKTI Associazione Culturale Karate-do Tradizionale Italia

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la "CARTA ETICA ACKTI"

ACKTI
La "Carta Etica" dell'Associazione Culturale Karate-do Tradizionale Italia

Dojo Kun

、人格完成に努むること
“Hitotsu, jinkaku kansei ni tsutomuru koto”
Cerca di perfezionare il carattere

、誠の道を守ること
“Hitotsu, makoto no michi o mamoru koto”
Percorri la via della verità

、努力の精神を養うこと
“Hitotsu, doryoku no seishin o yashinau koto”
Rafforza instancabilmente lo spirito

、礼儀を重んずること
“Hitotsu, reigi o omonzuru koto”
Osserva un comportamento impeccabile

、血気の勇を戒むること
“Hitotsu, kekki no yu o imashimuru koto”
Astieniti dalla violenza e acquisisci autocontrollo



Niju kun

空手道は礼に始まり礼に終る事を忘るな
“Karate-do wa rei ni hajimari rei ni owaru koto a wasaru na”
Il karate comincia e finisce con il saluto

空手に先手なし
“Karate ni sente nashi”
Nel karate non si attacca mai per primi

空手は義の補け
“Karate wa, gi no taske”
Il Karate è rettitudine, riconoscenza, perseguire la via della giustizia

先づ自己を知れ而して他を知れ
“Mazu onore o shire, shikashite ta o shire”
Conosci prima te stesso, poi gli altri

技術より心術
“Gijitsu yori shinjitsu”
Lo spirito prevale sulla tecnica

心は放たん事を要す
“Kokoro wa hanatan koto o yosu”
Libera la tua mente

禍は懈怠に生ず
“Wazawai wa ketai ni seizu”
Le avversità ci colpiscono quando si rinuncia

道場のみの空手と思ふな
“Dojo nomino karate to omou na”
Il karate si pratica anche fuori dal dojo

空手の修業は一生である
“Karate-do no shugyo wa isssho de aru”
Il karate è per tutta la vita

凡ゆるものを空手化せよ其処に妙味あり
“Ara yuru mono o karateka seyo; sokoni myomi ari”
Vedi tutti i fenomeni attraverso il Karate e troverai la sottigliezza

空手は湯の如し絶えず熱度を与えざれば元の水に還る
“Karate wa yu no gotoku taezu netsu o atae zareba motono mizuni kaeru”
Il karate è come l’acqua calda, si raffredda quando smetti di scaldarla

勝つ考は持つな負けぬ考は必要
“Katsu kangae wa motsuna; makenu kangae wa hitsuyo”
Non pensare a vincere, pensa a non perdere

敵に因って轉化せよ
“Tekki ni yotte tenka seyo”
Cambia secondo il tuo avversario

戦は虚実の操縦如何に在り
“Tattakai wa kyo-jitsu no soju ikan ni ari”
L’essenziale in combattimento è giocare sulla forza e sulla debolezza

人の手足を剣と思へ
“Hi to no te-ashi wa ken to omoe”
Mani e piedi siano come spade

男子門を出づれば百万の敵あり
“Danshi mon o izureba hyakuman no teki ari”
Quando un uomo varca la porta di casa, si può trovare di fronte a un milione di nemici

構は初心者に後は自然体
“Kamae wa shoshinsha ni atowa shizentai”
Mettiti in guardia come un principiante, in seguito potrai stare in modo naturale

形は正しく実戦は別物
“Kata wa tadashiku, jisen wa betsumono”
Il kata è perfezione dello stile, la sua applicazione è altra cosa

力の強弱体の伸縮技の緩急を忘るな
“Chikara no kyojaku tai no shinshuku waza no kankyu”
Non dimenticare la variazione della forza, la scioltezza del corpo e il ritmo nelle tecniche

常に思念工夫せよ
“Tsune ni shinen ku fu seyo”
Sii sempre intraprendente, ingegnoso e pensante







I PRINCIPI ISPIRATORI PER IL PRATICANTE DI KARATE-DO


Dōjō kun tradotto letteralmente significa regole del luogo in cui si pratica la Via.

Sono sinonimo di ricerca del perfezionamento attraverso lo studio del karate e consistono in cinque principi che determinano lo sviluppo fisico e spirituale del praticante. I dōjō kun avviano all'esercitazione della giusta condotta da tenersi e creano il nesso tra lo studio filosofico dell'arte marziale e lo studio pratico della tecnica: le conoscenze della Via (dō) non devono restare dei principi vuoti ma piuttosto forgiare il comportamento, globalmente inteso, del praticante. I dōjō kun sono perno di un'esercitazione spirituale incentrata sullo studio dell'arte marziale (Budo), in grado di produrre progressi in ogni campo dell'azione umana, la sua comprensione ha importanza quanto l'affinamento delle tecniche: prima, dopo l'allenamento, durante la cerimonia del saluto, vengono pronunciati i dōjō kun; l'allievo più anziano di grado enuncia le frasi, ripetute da tutti gli allievi nella posizione del saluto. L'origine dei dōjō kun riporta agli albori dell'arte marziale, si dice che il primo dōjō kun sia stato codificato dal monaco buddhista Bodhidharma, nel monastero di Shaolin.
Nel karate furono codificati dal maestro Sakugawa di Okinawa e sono stati tramandati fino a noi, come fondamento della pratica tradizionale.

Le cinque regole in giapponese sono:

一、人格完成に努むること
hitotsu, jinkaku kansei ni tsutomuru koto
一、誠の道を守ること
hitotsu, makoto no michi wo mamoru koto
一、努力の精神を養うこと
hitotsu, doryōku no seishin wo yashinau koto
一、礼儀を重んずること
hitotsu, reigi wo omonzuru koto
一、血気の勇を戒むること
hitotsu, kekki no yū wo imashimuru koto


Il karate è via per migliorare il carattere.
Questa prima regola sottolinea l'importanza dell'equilibrio nell'uomo. L'esercizio marziale non coinvolge esclusivamente il corpo: il praticante deve osservare con spirito critico in tutte le situazioni quotidiane che ostacolano il perfezionamento di se stesso e deve affrontare le asperità interiori con lo stesso vigore con cui intraprende l'esercizio fisico che gli consente di affrontare le difficoltà esterne, lo spirito vigile e analitico deve guidarlo in tutte le situazioni della vita: confusione, pregiudizio, presunzione, egoismo, sopravvalutazione di se stessi, ingiustizia, autocommiserazione e sentimenti incontrollati ostacolano il progresso sulla Via. Imparare a gestire la propria interiorità, al contrario, aiuta a raggiungere l'equilibrio e a vivere un'esperienza enormemente appagante, se per altro l'allenamento fisico, con l'avanzare degli anni, conosce necessariamente delle limitazioni, lo spirito, invece, deve e può essere perfezionato fino alla morte.

Il karate è via di sincerità.
Questa regola si esprime nella condotta di vita dell'uomo e nella disponibilità a riconoscere il giusto rapporto tra se stessi e ciò che si ha attorno, presupposto fondamentale per costruire giuste e rette relazioni con le altre persone. Un rapporto proficuo si instaura solo se l'individuo è capace di contemperare le proprie pretese personali con la dedizione e l'apertura verso gli altri, se questo equilibrio viene messo a repentaglio da un comportamento egoistico o superficiale, la comunicazione è soffocata; laddove si pretende più di quanto si dà o si avallano pretese superiori a quanto si è disposti a corrispondere o si promette molto e si mantiene poco, si suscita l'indignazione di quanti si trovano a dover compensare lo squilibrio insorto con un sacrificio superiore al giusto. L'equilibrio tra la pretesa e la disponibilità è il fondamento dello spirito del budo: solo nella verità l'uomo è libero, la pratica di questo principio rende consapevoli, umili e giusti.

Il karate è via per rafforzare la costanza dello spirito.
Questa regola si riferisce alla realizzazione dell'uomo in relazione ai suoi obiettivi di vita, essa è intimamente connessa ai primi due principi in quanto qualsiasi obiettivo richiede un'analisi approfondita e matura; il progresso, nel budo, può essere conseguito solo attraverso regolarità e costanza nell'esercizio. Le arti marziali possono essere apprese solo con l'autodisciplina, la costanza e la perseveranza, la disciplina è la base di ogni progresso. Se tale regola non viene rispettata dagli allievi, qualsiasi sforzo di miglioramento è vano.
Si frequenta un dōjō perché si ha uno scopo, ma bisogna assumere la giusta condotta, l'ambizione di nuovi obiettivi, in sé e per sé, non è una forza positiva, lo diventa solo se associata ad un comportamento maturo, al senso della misura e alla conoscenza.

Il karate è via di rispetto universale.
Questa regola si riferisce alle norme comportamentali che vanno conservate se si vuol capire gli altri ed essere accettati. La giusta condotta rende l'individuo degno di fede, aperto e semplice, rende possibile la comunicazione con gli altri e contribuisce a mantenere l'armonia nelle relazioni interpersonali. L'etichetta consiste nella forma comportamentale attraverso la quale una persona comunica ad un'altra di essere disponibile ad un contatto aperto; senza le buone maniere la franchezza si tramuta in grossolanità, il coraggio in rifiuto, l'umiltà in sottomissione, il rispetto in servilismo e la cautela in timore: l'etichetta provvede a mantenere la pace e l'armonia tra le persone.
Nelle arti marziali l'etichetta trova espressione nei principi enunciati da Funakoshi: Senza cortesia viene meno il valore del karate e il karate inizia col saluto e finisce col saluto.
Egli definì cortesia e rispetto le basi di ogni educazione ed il saluto il loro simbolo più importante. A livello avanzato tutti conoscono l'importanza del saluto; i praticanti che lo oltraggiano con la propria negligenza si dimostrano immodesti, egoisti e incapaci di adattamento: il modo in cui si effettua il saluto è specchio di sé, i modi sbagliati non sono sempre voluti, rappresentano solitamente una reazione naturale di protezione e timidezza, una maschera. Per questo nelle arti marziali l'etichetta non è solo forma, ma vera e propria via per la ricerca della verità interiore, poiché la pratica impone che la persona osservi e valuti correttamente il proprio comportamento nei confronti degli altri e di sé stesso.

Il karate è via per acquisire autocontrollo.
Questo principio coinvolge la condotta che porta alla formazione di un carattere degno dell'essere umano ed alla sua convivenza con gli altri. Nel mondo animale i modelli comportamentali sono istintivi e servono proprio alla conservazione della specie, l'uomo può forgiare tali modelli grazie al proprio intelletto ed alla propria conoscenza, controllando la misura delle proprie azioni. L'elaborazione di questo concetto porta alla rinuncia della violenza fisica ed allo stesso tempo definisce tutte le forme di ricorso alla violenza quali indegne dell'uomo.
Nel budo, e in particolare nel karate, si ricercano l'autocontrollo e la gestione del comportamento; se i praticanti di livello avanzato, capaci di arrecare ferite gravi, impiegassero le proprie capacità come strumenti di supremazia nei confronti delle altre persone, costituirebbero un pericolo per la società e sarebbero sostanzialmente indegni come individui. Quando Funakoshi dice: nel karate non c'è chi attacca per primo intende dire che l'uomo in quanto essere dotato di intelletto ha la capacità di trovare le vie della non violenza se affronta le situazioni controllando il proprio io. Il karate è un'arte di autoperfezionamento e, per raggiungere questo obiettivo, è necessario comprendere a fondo tale principio. La soluzione violenta dei problemi interpersonali è esecrabile e non consente una convivenza serena. L'esperienza secolare mostra che, per eccellere nelle arti marziali, il dōjō kun deve accompagnare la preparazione dei praticanti, indipendentemente dal livello, essi devono sottoporre il loro comportamento a regolari raffronti con il dōjō kun, che è un parametro di apprendimento nel corso dell'allenamento ma anche uno specchio dell'atteggiamento del singolo in relazione alla comunità. Il dōjō kun riflette la proporzione tra giusto e sbagliato nel comportamento personale, instaura l'equilibrio tra dare e avere ed impone il giusto rapporto tra pretesa e disponibilità.
Redatto con il patrocinio dell'UNICEF, del Telefono Azzurro e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il "manifesto"
esprime e sintetizza i contenuti della "Carta dei Diritti dei bambini e dei Doveri degli adulti", un documento che si rivolge 
ai genitori, ai dirigenti sportivi e scolastici, agli insegnanti , agli educatori sportivi e agli atleti.

- IL DIRITTO DI DIVERTIRSI E GIOCARE;

- IL DIRITTO DI FARE SPORT;

- IL DIRITTO DI BENEFICIARE DI UN AMBIENTE SANO;

- IL DIRITTO DI ESSERE CIRCONDATO ED ALLENATO DA PERSONE COMPETENTI;

- IL DIRITTO Dl SEGUIRE ALLENAMENTI ADEGUATI AI SUOI RITMI;

- IL DIRITTO DI MISURARSI CON GIOVANI CHE ABBIANO LE SUE STESSE POSSIBILITÀ DI SUCCESSO;

- IL DIRITTO DI PARTECIPARE A COMPETIZIONI ADEGUATE ALLA SUA ETÀ;_

- IL DIRITTO DI PRATICARE SPORT IN ASSOLUTA SICUREZZA;

- IL DIRITTO DI AVERE I GIUSTI TEMPI DI RIPOSO;

- IL DIRITTO DI NON ESSERE UN CAMPIONE
 
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