Japan Self-Defence Armed Forces (JDF) Military Shotokan - ACKTI Associazione Culturale Karate-do Tradizionale Italia

Vai ai contenuti

Menu principale:

Japan Self-Defence Armed Forces (JDF) Military Shotokan

la tecnica
Japan Self-Defence Armed Forces (JDF) Military Shotokan
Japan Self-Defence Armed Forces (JDF) Military Shotokan


Il Japan Self-Defence Armed Forces (JDF) Military Shotokan è' un nuovo modo di praticare l'arte marziale del karate con un ritorno alle origini okinawensi in particolare allo stile Shorin-ryu partendo non tanto da quanto praticato in casa JKA bensì rifacendosi a quanto il club universitario di Keio pratica (ciò che rimane di quanto praticava Funakoshi Senior), aggiornandolo però nella pratica alle sfide "moderne". Se si vuole trovare una iconografia di quanto detto, il kata Jion -con il suo bunkai aggiornato alle vecchie tecniche appartenenti allo shorin-ryu e alle nuove minacce- è quello che maggiormente rappresenta tale nuova variante al vecchio "Gichin/Yoshitaka/Egami Karate".

Di fatto, lo si può considerare come uno stile indipendente dagli altri, dove si è riscoperto "lo tsuki di okinawa" per esempio, ma non solo. Tale scuola è, di fatto, indirizzata esclusivamente al combattimento di strada disarmato. La pratica è impostata sul concetto di addestrarsi alla peggior situazione possibile (worst case scenario) da affrontare per ogni contesto -soprattutto mentalmente, quindi ad una sorta di contesto estremo di sopravvivenza.

Ciò che risulta fondamentale è lo sviluppo di quello che, comunemente, si definisce Mind Set dell'operatore. Il contatto semi-pieno è previsto al corpo così come uno "light" a collo e viso. L'efficacia degli atemi è quindi evidenziata dal knock-out parziale del partner.Tutto ciò fortifica psicologicamente l’operatore e la sua mente, la sua forza di volontà e determinazione ed è questo lo scopo principale in ambito militareLa pratica poi prevede anche:

KABE KUMITE: combattimento con stress indotto, con le spalle al muro e limitate "vie di fuga" come per esempio ponendo l'operatore chiuso in un angolo di muro;

JIYO KUMITE: combattimento "esasperato" dove ogni singolo atemi deve essere portato con il massimo kimè (tecnica risolutiva), sviluppando la capacità di portare più tecniche risolutorie nel più breve tempo possibile e sino al knock-out dell'avversario (sviluppo della mentalità offensiva);

ISUTORI: speciali dimostrazioni molto vicine a contesti reali, per anticipare psicologicamente gli aspetti pratici e marziali, con un uso "ragionato e dosato" dell'aggressività.

Lo stile è nuovo ma con un ritorno alle vere origini dell'arte marziale che prevede anche condizionamenti corporei e lo studio del Kyusho jutsu.Nasce dalla necessità marziale richiesta dalle Forze Speciali di possedere uno strumento (il proprio corpo, ma soprattutto la mente) adeguatamente pronto e reattivo laddove altri sistemi d'arma hanno fallito oppure non possono essere impiegati.

Vi è poco o nulla di filosofico, poco o nulla di rituale, non vi sono dojokun (nel senso tradizionale del termine) ma una ferma e decisa volontà di sviluppare al riguardo una estesa e specifica memoria muscolare sapientemente guidata da una intelligente interpretazione dei contesti tattici in cui si può essere coinvolti, al fine di salvaguardare strategicamente il proprio essere e tutto ciò che conta nel migliore dei modi possibili.
 
Copyright 2016. All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu