Budo, Bushido, Bugei, Bujutsu - ACKTI Associazione Culturale Karate-do Tradizionale Italia

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Budo, Bushido, Bugei, Bujutsu

storia del karate... ma non solo
Bugei, Bu Jutsu e bushido.
a cura del Maestro Riccardo Donati

La locuzione arti marziali giapponesi si riferisce all'enorme varietà di arti marziali sviluppatesi in Giappone. Nella lingua giapponese vi sono almeno tre termini che vengono usati indifferentemente per definirle nella loro totalità: "budō" (武道) o "via marziale", "bujutsu" (武術), sommariamente traducibile come "arte della guerra", e "bugei" (武芸), ossia "arte marziale".
Il termine "budō" è relativamente recente, e viene usato per identificare la pratica delle arti marziali concepite come regola di vita, racchiudendo così le dimensioni fisica, spirituale e morale nell'ottica di un miglioramento, di una realizzazione o di una crescita personale.
Gli altri termini, "bujutsu" e "bugei" hanno definizioni più limitate, almeno da un punto di vista storico: per esempio, Bujutsu si riferisce specificamente all'applicazione pratica delle tecniche e tattiche marziali in un combattimento reale.

Parlando di Arti marziali non si deve mai dimenticare che la loro nascita ed il loro sviluppo è dovuto alla necessità di difendersi con successo su un campo di battaglia (nel senso più ampio del termine).
Lo studio e l’applicazione dei principi descritti nel “Go rin no sho” di Musashi Myamoto o nel “Sun Zu Bing Fa” anche nel campo commerciale o diplomatico stanno a testimoniare che se oggi è più difficile trovarsi ad affrontare un evento bellico propriamente detto, nella vita quotidiana non mancano i conflitti e la necessità di “gestire uno scontro”.

Lo studio e la applicazione in Dojo dei concetti alla base dell’Arte marziale può essere così anche un valido strumento da impiegare – con i dovuti adattamenti - nella gestione dei rapporti interpersonali.

Quando parliamo di “gestione di un conflitto”, uno degli argomenti più importanti da esaminare è sicuramente la “strategia”: se questa era ed è fondamentale nelle battaglie campali, altrettanto possiamo dire nel confronto personale; a sua volta la strategia consta di una serie di fattori, tutti più o meno decisivi a seconda dell’ambito di applicazione.

Nel campo delle Arti marziali sviluppati nell’area sino-giapponese allo studio di questi fattori vengono dedicati tempo ed attenzione, e scopo di questo articolo è riassumere alcuni concetti fondamentali, rimandando gli interessati ad altre pubblicazioni per eventuali ulteriori approfondimenti.

Tra i primi concetti che vengono appresi e sperimentati nel Dojo c’é quello del ma-ai, prima identificato con la sola distanza fisica, poi arricchito dalla nozione di tempo, infine completato con l’azione delle “intenzioni” di coloro che si fronteggiano. In una sorta di parafrasi della teoria della relatività einsteniana, il praticante si rende conto, confrontandosi con il partner di allenamento, che lo spazio ed il tempo hanno “durata” variabile: se il partner è esperto e preparato il suo attacco ci sembra fulmineo e lo spazio che ci separa da lui troppo breve, se viceversa è un principiante è sempre troppo “distante” per intimorirci ed i suoi attacchi sono così goffi e prevedibili che il tempo sembra non passare mai.

A seconda del tipo di esercizio che stiamo praticando il ma-ai (間合い) può essere la distanza che impedisce al mio avversario di entrare nella mia guardia per portare un attacco, la giusta distanza che mi consente di attaccare con successo, la distanza corretta affinché l'avversario porti la sua tecnica con efficacia e la espressione della strategia adottata. Quindi il corretto ma-ai determina le distanze tra i partner ed è a sua volta determinato dalla loro “intenzione”, e questo ci conduce alle principali “strategie” impiegabili, comuni a tutte le Arti marziali a seconda dei principi che queste esprimono e sfruttano. La strategia è cosa ancor più complessa, e dipende dalle capacità personali, da cosa noi preferiamo fare durante un combattimento e da cosa il partner/avversario ci permette di fare.

Qualunque sia la strategia adottata è prioritario il saper gestire "mentalmente e fisicamente" l'avversario controllando le emozioni e le azioni proprie ed altrui. Nelle Arti marziali afferenti all’area nipponica, una prima suddivisione delle strategie adottabili è la seguente: KAKE WAZA (SEN - SEN NO SEN - 先 先の先): Attacco diretto prima che l'avversario metta in atto una strategia, ovvero " Intuire l'intenzione”.
KAKE NO SEN (SEN NO SEN - 先の先): Attacco nell'esatto momento in cui l'avversario dia segno di eseguire un attacco, "sentire il momento in cui la freccia è scoccata e l'arciere non può più modificare la traiettoria, ed agire prima che arrivi".
TAI NO SEN: Attacco nel momento esatto della partenza dell'attacco dell'avversario utilizzando una tecnica di difesa "De-ai".
AMASHI WAZA (GO NO SEN - 後の先): Difendersi uscendo completamente dall'attacco avversario e quindi eseguire un contrattacco.
UKE WAZA (GO NO SEN): Colpire difendendo (uchi-komi). RENZOKU WAZA (SHIKAKE WAZA): Attaccare utilizzando una combinazione di tecniche, per aumentare l’efficacia della nostra azione o per contrastare la reazione avversaria.
SASOI WAZA (SHIKAKE WAZA): Invitare all'attacco mostrando delle aperture nella propria guardia (suki) per stimolare l’azione avversaria e poi usare una strategia adeguata.
KUZUSHI WAZA (SHIKAKE WAZA): Aprire o rompere la guardia dell’avversario per disorientarlo e portare un attacco, un esempio classico è quello del kendoka che batte o “spazza” con la propria shinai quella del partner.

Come detto, le strategie sopra elencate (ed in particolare le tre più importanti: sen-sen-no-sen, sen-no-sen e go-no-sen) trovano ampia applicazione nelle varie Arti marziali nipponiche: le ritroviamo nel già citato Kendo come nelle varie scuole di Kenjutsu, nell’Aikido come nel Karate, nel Judo come nel Jujutsu. Paul Budden, nel suo libro “Kendo – i kata” riporta un estratto dal “Budo Hokan” di “Showa Tenran Shiai Huroku dai Nihon Yuben Kai” (Kodansha editore, 1930) che illustra il significato di questi principi: Sen – fermare l'attacco dell'avversario anticipandolo; atteggiamento di chi assume l'iniziativa.
Questo non significa velocità, piuttosto è la capacità dell'inconscio di vedere l'origine di ogni vera azione, o l'abilità sperimentata di leggere istantaneamente un cambiamento della situazione. Avere o assumere in anticipo la intenzione di vincere. Sen-sen-no-sen – Anticipare le intenzioni dell'avversario e trarre vantaggio da ciò per vincere.
Go-no-sen – Rispondere ai movimenti di attacco dell'avversario parandoli, senza conoscere in anticipo le sue intenzioni. La reazione in “sen-sen-no-sen” e “go-no-sen” deve essere più veloce dell'azione dell'attaccante e deve essere compiuta con un'attitudine mentale sincera, pura e decisa. Questa è detta “kigurai” e deve essere accompagnata a “sen”. Altre definizioni di “sen”: iniziativa, vantaggio, ambizione.
Atteggia-mento: posizione appropriata del corpo tale da riflettere un determinato atteggiamento mentale.


























Nel Karate l’applicazione delle varie strategie avviene solitamente nel Jiyu kumite (combattimento libero) in cui i due praticanti si affrontano esprimendo le proprie capacità tecniche e psicologiche e le proprie scelte strategiche: parata e contrattacco (go no sen), attacco al momento della partenza dell'avversario (tai no sen), attacco sul primo movimento dell'avversario (sen no sen) e, infine, il "prima del prima" (sen sen no sen).

Nella Daito Ryu Aikibudo invece le diverse strategie vengono esplorate già nel primo “catalogo” (Hiden Mokuroku) costituito da 118 tecniche di base e suddiviso in cinque serie (kajo) ordinate secondo una progressione crescente di difficoltà nell'apprendimento.

La prima serie (Ikkajo) è costituita da 30 tecniche che applicano Go-no-sen (aspettare un attacco per poi rispondere). La seconda serie (Nikajo) è composta, come ikkajo da 30 tecniche che applicano sia Go-no-sen che Sen-no-sen (rispondere nello stesso momento in cui si viene attaccati). La terza serie (Sankajo) è ancora composta da 30 tecniche praticate come le precedenti mediante l'utilizzo di strategie Go-no-sen e Sen-no-sen. La quarta serie (Yonkajo) è invece composta da 15 tecniche eseguite con Sen-no-sen e Sen-sen-no-sen (assumere l'iniziativa, quindi attaccare). In ultimo, nella quinta ed ultima serie (Gokajo) sono applicate tutte e tre le strategie di combattimento, Go-no-sen, Sen-no-sen e Sen-sen-no-sen e sarà il praticante a scegliere la strategia più idonea al suo confronto, dato che arrivato a questa serie si sottintende che sia entrato veramente nello stato di "arte", di abilità, ovvero in grado di applicare le tecniche in maniera libera ed in funzione delle peculiarità di chi attacca (altezza, peso, bilanciamento, agilità, ecc...).

DE AI (出合) esprimere la conoscenza dell'uso del "de-ai", cioè l'intuizione dell'attacco dell'avversario, per poter poi parare e contrattaccare contemporaneamente.

Ma-ai nel Kumite
Sebbene nel combattimento tutti gli sforzi sono indirizzati a "vincere", diversi sono i metodi di combattere e sopratutto di imporsi sull'avversario. Qualsiasi metodo, stile o arte si scelga, uno dei fattori più importanti è sicuramente la distanza tra noi e l'avversario. Una distanza corretta ci permette di tenere l'avversario sotto controllo, intercettando, eludendo e/o parando anche i colpi più letali.

La distanza e la tattica di combattimento sono gli ingredienti essenziali per poter combattere efficacemente, in giapponese ma-zumori, costruire la propria distanza. Sostanzialmente esistono diverse "misure" anche se nel karate le distanze più usate sono tre: lunga, media e corta, molti praticanti ne sanno padroneggiare solamente una, al massimo due. La strategia migliore è sicuramente quella della distanza media: da tale distanza è possibile leggere in anticipo le tecniche dell'avversario, anticipare le sue azioni e/o eluderle per rientrare velocemente, tuttavia ciò comporta sapere padroneggiare spostamenti e affondi molto veloci e istintivi. Anche la distanza ravvicinata del corpo a corpo che, per una impostazione agonistica parziale viene scarsamente allenata, rappresenta una grande opportunità di chiudere l'incontro con un ko da entrambe le parti, proiettando l'avversario finalizzandolo al suolo con una tecnica di percussione. Naturalmente la distanza va appropriata alle nostre capacità tecniche e alla nostra struttura fisica: copiare la distanza da altri che fisicamente e tecnicamente sono diversi da noi potrebbe renderci vulnerabili nella postura difensiva e inefficaci nell'attacco.
Il karateka esperto è consapevole che le tre distanze vanno appropriate, elaborate e assimilate per essere in grado in una situazione di combattimento di variarle, gestirle e adattarle alle reali esigenze di lotta.
Nella dinamica del kumite Il concetto di ma-hazure, non avere più la giusta distanza, è molto spesso trascurato da molti atleti agonisti, a causa di un regolamento arbitrale che tende a fermare l'incontro quando si entra in clinch con l'avversario, nondimeno "obbligare" l'avversario a scattare e a sbagliare la valutazione della distanza corretta è sicuramente un lavoro di tattica e strategia fondamentale per poter combattere efficacemente.

Nel Karate l'apprendimento delle tecniche di "ma-ai" deve essere in funzione di un sviluppo esponenziale delle nostre capacità tecniche ma sopratutto delle nostre esperienze di lotta: a sessant'anni non possiamo combattere allo stesso modo di quando ne avevamo venti; tuttavia, neppure possiamo perdere contro un vent'enne, pertanto, a sessant'anni bisogna arrivare a " dominare" le tre distanze per essere efficaci e completi: come diceva un grande maestro di spada a novant'anni "...io non eseguo lo spostamento, sono lo spostamento".

Principi e Strategie del Combattimento

Nel combattimento sono presenti degli elementi, dei principi, il cui studio, è importante per ogni karateka.

• KYO: letteralmente "vuoto". Rappresenta un momento di vuoto nella guardia e nello spirito dell'avversario. In questo spazio si può inserire un'efficace tecnica di attacco. Il concetto di vuoto riguarda uno stato della mente, ad esempio un’instabilità emotiva o una distrazione, oppure un vuoto fisico come una mancanza di equilibrio o un’errata valutazione della distanza.

• MAAI: la distanza. Essa rappresenta il vero fulcro dell'azione, fondamentale per portare in modo efficace una qualsiasi tecnica.

• YOMI: l'arte di prevedere l'avversario. La capacità di anticipare le mosse dell’avversario è legata sia alla personale capacità intuitiva, ma soprattutto all'allenamento.

• YOSHI: il ritmo. E’ la capacità di saper entrare in rapporto con lo spirito dell'avversario. In una condizione che lo costringa ad una situazione di Kyo, ovvero ad un'apertura, un varco nella sua guardia.

• KIME: traducibile con il significato di "decisione estrema". Esprime la massima forma di energia, fisica e mentale, esprimibile, cioè la determinazione. Senza il kime una tecnica non possiede le caratteristiche di todome, ovvero di "colpo definitivo".
Intorno a questi elementi si insinua la strategia. E’ l'applicazione di un sistema di azioni volte a raggiungere un preciso scopo. L’attaccante cerca di ingannare l'avversario (shikake waza - tecnica d'inganno) per costringerlo ad uno stato di Kyo, oppure a commettere un passo falso o una qualsiasi azione che gli permetta di portare efficacemente una tecnica. Il principo valido per tutte le arti marziali è quello espresso ne "L'Arte della Guerra di Sun Tzu": colpisci dopo aver vinto. Le principali tipologie di strategia sono:

◦ SEN NO SEN: azione di attacco che anticipa l'avversario. Ci si muove prima che l’avversario compia qualsiasi azione.
◦ TAI NO SEN: l'attacco avviene contemporaneamente a quello dell'avversario, attraverso una tecnica di parata ed anticipo detta “Deai”.
◦ GO NO SEN: difesa, con uscita dall'attacco e rientro con il contrattacco.

Recita un antico aforisma: «Una tecnica perfetta esprime sempre una perfetta bellezza. Ciò che non é bello a vedersi è anche inefficace. Questa bellezza non dipende dalle sembianze fisiche del praticante, ma dalla forma sottile della sua mente».
La pratica del Karate mira alla costruzione della capacità di creare il “Todome waza” トドメ技 ovvero il colpo definitivo - per qualcuno anche Ikken Hissatsu - 一拳必殺 (che poi si riesca a raggiungere tale discorso è tutta un'altra storia), attraverso cui il praticante sa di poter essere in grado di sviluppare un colpo capace di abbattere un uomo. L'opposto quindi del "sundome - すんドめ".
 
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